È una delle nazioni più povere e tormentate del mondo ma sta ribollendo di energie. Tanti i nomi che di qui si stanno affacciando nel mondo dell’arte, delle lettere e della musica. Siamo andati a vedere quello che sta succedendo laggiù
Testo e foto di Daniela de Rosa
Un momento del Natale ortodosso di Lalibela dove si riuniscono oltre un milione di pellegrini vestiti di bianco ©Daniela de Rosa
L’Etiopia sarà anche uno dei paesi più poveri al mondo, ma ha voglia di farsi sentire. All’ultima Biennale di Venezia, per la prima volta, ha avuto un suo padiglione.
Il suo curatore era Lenny Sissay, poeta ufficiale delle Olimpiadi di Londra del 2012, che ha scelto l’artista Tesfaye Urgessa per rappresentare il suo paese.
Ma i nomi che scalpitano sono molti altri: c’è la modella Liya Kebede, la scrittrice Maaza Mengiste, nominata per il Booker Prize nel 2020, e il musicista Mulatu Astatke, considerato il padre dell’Ethio-Jazz.
L’Etiopia dal di dentro
I grattacieli di Addis Abeba hanno cambiato l’immagine della capitale, Etiopia ©Shutterstock
Anche per quello ho voluto vedere di persona com’è e come si vive. E ho trovato una capitale, Addis Abeba, che sta diventando sempre più simile a una città americana tutta vetro e grattacieli mentre il resto del Paese vive ancora nel medioevo.
Se cerchi le vestigia del veloce passato coloniale italiano non le trovi. Non è rimasto praticamente niente di nostrano, tranne un edificio grigio, dalle finestre squadrate, che non sembra nemmeno italiano a Gondar, la vecchia capitale e che ora funge da edificio di pubblica utilità.
L’Etiopia ha una popolazione notevole (sono 130 milioni), un territorio sconfinato (è grande 3,6 volte l’Italia) e una religiosità molto intensa e sentita, che porta i pellegrini ad affrontare a piedi cammini impervi e a dormire sulla dura roccia, ammassati uno sull’altro, pur di assistere alla messa di Natale.
Una profonda religiosità
La Messa del Natale ortodosso a Lalibela che si protrae per tutta la notte ©Daniela de Rosa
La religiosità, dicevamo, abbonda nei monasteri del Lago Tana e soprattutto a Lalibela, la seconda Gerusalemme, dove il 6 gennaio si celebra il Natale ortodosso con una Messa che dura tutta la notte e alla quale accorrono un milione di pellegrini vestiti di bianco, che pregano e si fanno cullare dalle nenie dei sacerdoti.
All’alba i sacerdoti sfilano con il sistro (uno strumento di metallo che viene scosso) e i tamburi, sul dirupo a cui si affacciano le chiese scavate nella roccia. Poi i pellegrini tornano, di solito a piedi, ai loro villaggi.
Uscire da queste chiese è un’impresa
Pellegrini durante le celebrazioni del Natale ortodosso a Lalibela ©Daniela de Rosa
Passare per un budello di terra scavato nella roccia, insieme a un milione o quasi di pellegrini avvolti nei loro abiti bianchi che cercano di andare nel senso opposto non è uno scherzo.
C’è da stare attenti alla macchina fotografica, al portafoglio (che si cerca di non portare), al cellulare (che tende a sparire) perché va bene la religiosità ma c’è sempre qualche ladruncolo che si infila e approfitta della situazione.
Il Lago Tana
Alba sul Lago Tana in Etiopia ©Shutterstock
I monasteri intorno al lago Tana, il più grande dell’Etiopia e a 1800 metri di altitudine, sono circa 30, risalgono quasi tutti al 14° secolo e sono raggiungibili in barca da Dahir Bar.
Hanno tutti strutture circolari (si visitano in senso antiorario), hanno tetti di paglia con la croce gondariana in cima e le pareti interamente coperte di dipinti, fatti su tela e poi attaccati alle pareti. I colori vivaci dei dipinti, che raccontano la vita di Gesù o quelle dei Santi (San Giorgio in testa, il suo culto è il più sentito) parlano di restauri eseguiti nel secolo scorso.
Il lago ha acque torbide e calde, da qui nasce il Nilo Azzurro e con un po’ di fortuna si possono avvistare anche gli ippopotami a mollo.
Gondar, l’ex capitale
Gondar, il castello di Fasil Gemb, Etiopia ©Shutterstock
La ex capitale dell’Etiopia è famosa per i suoi castelli e per il fatto di essere stata abitata da imperatori e principesse a partire dal XII secolo. I castelli sono sei, tutti visitabili, almeno dall’esterno e tutti restaurati in tempi relativamente recenti (forse un po’ troppo restaurati, le pietre brillano ma l’aria vecchiotta e affascinante si è persa) e tutti in una zona chiamata Fasil Ghebbi e affettuosamente ribattezzata Camelot of Africa.
Ovviamente non poteva mancare una chiesa, bellissima, la Debre Gheran Selassie, una delle poche che abbia una pianta rettangolare e non circolare e con un soffitto tutto decorato con visi di angeli.
Un altro luogo che non si deve assolutamente perdere è il Fasilides’ Bath, un bacino di solito vuoto ma che viene riempito di acqua durante il Timkat, le feste della Pasqua ortodossa, durante la quale i fedeli si buttano in acqua.
Addis Abeba, italianità perduta
Merkato, il più grande mercato d’Africa, Addis Abeba, Etiopia ©Lucio Luigi Rossi 2006
Se cerchi l’italianità nella città che pur brevemente è stata parte delle nostre sfortunate colonie non la troverai. Di italiano non c’è più niente in questa città, situata a oltre 2300 metri di altitudine e con una popolazione di oltre 4 milioni di persone che, grazie o per colpa della Cina che costruisce, somiglia più a Times Square che a una città africana.
I grattacieli continuano a salire, gli edifici al tramonto si accendono di luci colorate, i cartelloni pubblicitari luminosi sono ovunque, i bar sono pieni di gente che beve qualunque cosa (vanno molto gli smoothies all’avocado, ma non essendo l’Etiopia un Paese musulmano l’alcol non è proibito e una birretta si trova sempre).
Il posto più caratteristico è Merkato, il più grande mercato d’Africa, dove ancora hai la sensazione di essere nel continente africano, la merce si ammassa per terra e i venditori gridano e fanno affari. Tutti, però, sconsigliano di visitarlo senza una guida, perché è colorato e caratteristico ma è anche pericoloso.
Il vero caffè africano
Tomoca coffee house, ex caffetteria italiana, Addis Abeba, Etiopia ©Lucio Luigi Rossi 2006
Meglio allora un buon caffè, dato che l’Etiopia è il più famoso produttore del mondo. Il caffè etiope è più dolce e meno bruciato di quello a cui siamo abituati; è in grani, viene tostato e macinato al momento, in tutto il Paese viene offerto dalle donne in tazzine tonde senza manico e il luogo più famoso di Addis in cui assaggiarlo, la torrefazione per eccellenza, è Tomoca, in Wavel Street, nella zona denominata Piassa.
Tomoca è definito un caffè all’italiana (chissà perché poi, è del tutto africano) e puoi anche comprare sacchetti di caffè in grani da portare via.
Addis Abeba, il cui nome significa Nuovo Fiore, è relativamente giovane essendo stata fondata nel 1886 dall’imperatore Menelik II.
È chiamata la Capitale d’Africa perché ospita organizzazioni internazionali come la Commissione Economica delle Nazioni Unite. All’interno del suo Museo Nazionale ci sono i resti di Lucy, un corpo mummificato che ha 3.2 milioni di anni.
Infoutili
Informazioni:sul sito del turismo etiope Visit Ethiopia.
Come arrivare: Voli internazionali per Addis Abeba con scalo nelle principali città europee o mediorientali. L’aeroporto principale è quello di Addis Abeba Bole. Dall’Italia voli con scalo (Istanbul, Doha, Dubai, Vienna).
Quando andare – Clima: L’Etiopia ha un clima molto variabile a seconda dell’altitudine. Gran parte del Paese si trova su altopiani tra i 1.500 e i 2.500 metri, con temperature miti tutto l’anno. Il periodo migliore per viaggiare va da ottobre a marzo, quando il clima è più secco e le temperature sono piacevoli sia negli altopiani sia nelle regioni storiche del nord (Lalibela, Gondar, Axum).La stagione delle piogge principale va da giugno a settembre: le precipitazioni sono frequenti, soprattutto sugli altopiani, e alcune strade possono diventare difficili. Tuttavia il paesaggio è molto verde. Tra aprile e maggio si registrano piogge più brevi e sporadiche.Le regioni più basse e desertiche (come la depressione della Dancalia) sono molto calde tutto l’anno e si visitano preferibilmente tra novembre e febbraio.
Dove dormire: Ad Addis Abeba hotel internazionali e boutique hotel. Nelle città storiche del nord lodge e guesthouse semplici ma accoglienti.
Dove mangiare: Ristoranti tradizionali dove provare injera e piatti speziati come doro wat. Ad Addis Abeba anche ristoranti internazionali e caffetterie.
Fuso orario: due ore avanti rispetto all’Italia quando è in vigore l’ora solare.
Documenti: Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi. Visto turistico ottenibile online o all’arrivo ad Addis Abeba.
Vaccini: Nessun obbligo per i viaggiatori provenienti dall’Italia, ma sono consigliati epatite A e B, tifo e profilassi antimalarica in alcune aree.
Lingua: Amarico (ufficiale). Diffuse molte lingue locali; l’inglese è abbastanza parlato nelle città.
Religione: Cristianesimo ortodosso etiope prevalente, con importanti comunità musulmane e protestanti.
Valuta: Birr etiope (ETB). Carte accettate solo nei principali hotel; utile avere contanti.
Elettricità: 220V, prese tipo C, F e L. In genere compatibili con quelle europee.
Abbigliamento: Leggero ma con capi più caldi per gli altopiani e le sere. Scarpe comode per visite e trekking.
Shopping: Caffè etiope, tessuti tradizionali, croci copte, artigianato in argento e oggetti in pelle.
Suggerimenti: Bere solo acqua in bottiglia, protezione solare per l’altitudine e rispetto per le tradizioni religiose locali.
Eventi: Timkat (Epifania etiope, gennaio), Meskel (festa della Croce, settembre) e Genna, il Natale ortodosso (7 gennaio).
Testo e foto di Daniela de Rosa|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com
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